Su richiesta della Procura Generale dello Stato del Rio Grande do Sul (PGRS), la Corte Suprema di Giustizia (STJ) ha ripristinato integralmente la condanna imposta dal Tribunale della Giuria a una donna accusata di aver ucciso la propria figlia neonata e occultato il corpo a São Sebastião do Caí nel 2014. Con la decisione pubblicata il 2 luglio, è stato anche ripristinato il decreto di carcerazione precedentemente revocato, portando alla nuova detenzione della donna per scontare la pena.
L'intervento del Procuratore Generale dello Stato del RS è stato decisivo per ribaltare la sentenza emessa nella giurisdizione statale. Il ricorso ha garantito il ripristino della decisione del Tribunale della Giuria che aveva condannato l'imputata per i reati di omicidio qualificato e occultamento di cadavere, con una pena fissata a 25 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, assicurando altresì la preservazione di un processo regolarmente condotto dal Consiglio di Giudizio.
In seguito alla condanna, durante il processo d'appello, la Corte di Giustizia dello Stato del Rio Grande do Sul ha ordinato un nuovo processo con giuria e ha revocato la detenzione della donna, sostenendo che esistevano forti indizi della commissione del crimine di infanticidio a causa di presunti stati puerperali.
Non soddisfatto, il Ministero Pubblico ha presentato un ricorso speciale alla STJ sostenendo che la decisione dei giurati era ampiamente supportata dalle prove raccolte durante l'istruzione del processo, in particolare da una perizia tecnica che escludeva l'influenza dello stato puerperale al momento del crimine, nonché dai depoimenti testimoniali che indicavano premeditazione e intenzione omicida.
Accogliendo il ricorso ministeriale, la ministra Maria Marluce Caldas ha sottolineato che la giurisprudenza della STJ ammette l'intervento nelle sentenze del Tribunale della Giuria solo in casi eccezionali, quando la decisione dei giurati è manifestamente contraria alle prove documentali. Secondo la relatrice, tale requisito non era presente nel caso specifico.
La magistrata ha evidenziato che negli atti processuali esistevano due tesi giuridicamente possibili, entrambe supportate da elementi probatori: l'omicidio qualificato e l'infanticidio. In questa situazione, secondo il consolidato orientamento della STJ, spetta esclusivamente al Consiglio di Giudizio scegliere quale versione dei fatti ritenga corretta, essendo vietato al tribunale revisore sostituire la valutazione effettuata dai giurati.
La decisione ha anche sottolineato che la sentenza statale ha ignorato le prove tecniche presentate negli atti che indicavano l'inesistenza di uno stato puerperale al momento del reato, oltre ai depoimenti che sostenevano la tesi accusatoria accolta dalla Giuria. Di conseguenza, la STJ ha concluso che la Corte di Giustizia dello Stato ha superato i limiti di controllo sui verdetti popolari ordinando un nuovo processo e, per questo motivo, ha ripristinato integralmente la sentenza condanna emessa dal Tribunale della Giuria.
A seguito della decisione ottenuta dal Ministero Pubblico, è stato ripristinato anche il decreto di carcerazione precedentemente revocato, e l'imputata è stata nuovamente arrestata per scontare la condanna.

